Baylee reviewed Una vita ben spesa by Massimo Polidoro
Una vita ben spesa
3.0 stars
Seguo il canale di Massimo Polidoro da tempo e adoro il modo in cui racconta storie intrise di mistero e paranormale – non ho ancora incontrato qualcunə che racconti le storie di fantasmi meglio di lui – e, siccome è autore prolifico, ho adocchiato molti dei suoi lavori, senza mai decidermi a provare qualcosa. Finalmente, mi sono decisa e ho optato per qualcosa che solitamente non è nelle mie corde, cioè un saggio sul senso delle cose: è il tipo di libro dove il tasso di fuffologia e banalità è alle stelle e per quante lodi sperticate li circondino mi avventuro raramente a provarne uno. Ora, conoscendo la serietà di Polidoro ero abbastanza sicura di evitarmi la fuffologia, per cui ho provato a dargli una possibilità.
A fine lettura, posso dire che non è andata né bene né male, ma non tanto per colpa di Polidoro, quanto per la …
Seguo il canale di Massimo Polidoro da tempo e adoro il modo in cui racconta storie intrise di mistero e paranormale – non ho ancora incontrato qualcunə che racconti le storie di fantasmi meglio di lui – e, siccome è autore prolifico, ho adocchiato molti dei suoi lavori, senza mai decidermi a provare qualcosa. Finalmente, mi sono decisa e ho optato per qualcosa che solitamente non è nelle mie corde, cioè un saggio sul senso delle cose: è il tipo di libro dove il tasso di fuffologia e banalità è alle stelle e per quante lodi sperticate li circondino mi avventuro raramente a provarne uno. Ora, conoscendo la serietà di Polidoro ero abbastanza sicura di evitarmi la fuffologia, per cui ho provato a dargli una possibilità.
A fine lettura, posso dire che non è andata né bene né male, ma non tanto per colpa di Polidoro, quanto per la mia necessità di avere tra le mani un libro che tratti di questi argomenti in maniera più profonda. Penso che Una vita ben spesa sia rivolto soprattutto a chi davvero si sente senza appigli in questo mondo, e non perché questo sembri andare sempre più contro i nostri principi e/o quello che sappiamo essere sbagliato in base alle conoscenze umane accumulate nel tempo, ma perché non si sa – o non si sa più – quali dovrebbero essere i nostri principi guida.
Non è una questione di conoscenza, ma di come si impara e di quanto si è dispostə a lasciare che nuove informazioni modifichino quelle che erano le nostre convinzioni fino a quel momento. Una cosa difficilissima che non ci viene per nulla naturale e che quindi va imparata ed esercitata costantemente: in un mondo dove il sapere complessivo dell’umanità è minacciato dalla sfiducia nella collettività, sfiducia che fa proliferare versioni “alternative” dei fatti, è quanto mai urgente diffondere gli strumenti per difendersi.
Quindi, per favore, smettete di scrivere che il metodo scientifico è freddo e senz’anima, come se l’emotività non facesse parte di quella spinta che ci porta verso la conoscenza, a saperne di più di noi e del mondo e magari anche a provare a migliorare le cose. Senza le emozioni, difficilmente metteremmo in moto la ragione per capire perché qualcosa ci fa arrabbiare, ci commuove, ci rende felici o ci incuriosisce: il punto sta nell’ascoltare entrambe, con equilibrio, perché entrambe sono necessarie a trascorrere una vita ben spesa.